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il punto secondo Agghiastru

L’estate è passata senza troppi clamori. Ci si aspettava qualcosa in più riguardo a dei concerti ma nulla è accaduto. Chiedo lumi direttamente al menestrello siculo, sempre più lontano da logiche commerciali e dal mondo reale e virtuale.

“Con la crisi economica e non solo, molte delle date che avevamo programmato sono saltate per mancanza di fondi. Poi c’è il solito leccare il culo qua e là per avere qualche miserabile show chissà dove, quindi ho preferito fermare tutte le attività musicali e godermi l’estate con relative palle al sole, cosa che non facevo da anni. Sono tuttavia contento della data di Palermo ai Candelai in Marzo, e quella con Inchiuvatu in Giugno a Napoli”.

A settembre cominci a lavorare a dei video non ufficiali…

“Mi dite che la gente va a cercare musica su YouTube, e che quindi più musica c’è lì meglio è. I Myspace sono un po’ in calo di preferenza, e per fare promozione bisogna andare dove va la gente. Il primo pensiero è stato quello di lasciare che la gente vada pure a fare in culo dove meglio crede… Il fatto che i molti non mi conoscano artisticamente, non ritengo sia un mio problema, ma di coloro che vogliono conoscere buona musica e si sorbiscono passivamente quello che passano i canali consolidati. Essere su youtube o facebook, o altrove, mi sembra in fondo una stronzata. Se hai voglia di qualcosa di diverso, musicalmente parlando, muovi il culo, e mi vieni a cercare. D’altronde qualche recensione degli album c’è in giro. Stessa cosa vale per i live show. Il punto è, ma tutto questo ‘mostrarsi’ farà vendere più album? Farà realizzare più concerti? O è solo una vetrina fine a se stessa?”.

Pensiero chiarissimo, ma i video tuttavia li hai fatti…

“Sì, ho cominciato a usare un programmino che mi permette di ‘animare’ delle foto. Così, fotogramma dopo fotogramma, ho creato delle animazioni vere e proprie. Ho fatto degli story board al caffè, rigorosamente su tovaglioli di carta… e poi a casa realizzavo la parte visiva della canzone. E’ stato gradevole e creativo, mi sono pure lasciato prendere la mano. Ne ho realizzato parecchi e tutti relativi ai due album pubblicati ‘Incantu’ e ‘Disincantu’, e di alcuni ho realizzato addirittura i disegni a mano”.

Ti riferisci a “Saru Mantici”e “Campari” in particolar modo… Quali ti sembrano i più riusciti?

“Sì, se consideri che molti artisti per promuoversi mettono un’immagine fissa e lasciano scorrere la canzone ‘sotto’… io almeno ho lavorato a dei disegni originali. Alla fine è stato divertente, e per me nuovo, e voi avete i vostri video promozionali su youtube. Credo che alcuni si possano considerare dei veri e propri video ufficiali, nel senso che alcune immagini rappresentano perfettamente quello che immaginavo per la canzone. Mi piace molto ‘Idda’, ‘l’Ombra’, ‘Tintu’, anche l’inquietante ‘Bianco Verginale’”.

Sì, quello di “Bianco Verginale” con la tua faccia/maschera appiccicata a tutti gli invitati dello sposalizio è proprio d’impatto. Dopo questo mese passato a cazzeggiare, che mi dici del nuovo album. Hai intenzione di ritornare in studio al più presto?

“No, non c’è alcuna fretta. E’ vero che avrei potuto pubblicare il terzo disco già a settembre, ma voglio fare le cose con calma. Le registrazioni sono al 70%, mancano alcuni testi, e poi la voce e qualche chitarra. Mi prenderò tutto il tempo necessario. Certo, entro il 2010 dovrà vedere la luce, altrimenti muore soffocato nel mio ‘grembo’. E poi per ora mi sto occupando di alcuni show da realizzare entro dicembre”.

Nel nuovo album darai continuità alle atmosfere dei precedenti album o intraprenderai nuovi corsi musicali? Ci possiamo aspettare una rivoluzione a livello di sound?

“Penso che con ‘Incantu’ e ‘Disincantu’ si sia chiuso un ciclo che descrive perfettamente la dimensione da cantastorie siculo che immaginavo e cercavo. Lo spettacolo di circa due ore è perfettamente rodato. Musiche, testi, luci, tutto funziona a meraviglia. Ma nel nuovo album voglio esprimere qualcosa di molto più personale e meno legato allo show. Penso che il suono, ma anche i testi e le atmosfere, vadano in direzioni più rock e soprattutto desertiche”.


E sulla email messenger?

“Altra idea per stare in contatto diretto con quei fan che veramente sono interessati alla musica. Purtroppo non ho molto tempo da dedicare a quel mezzo, ma alcuni contatti sono stati davvero proficui. Non sono contro la tecnologia, ma contro l’uso che i molti ne fanno sì. Mi pare di capire che tutti questi social network, messenger, facebook, myspace eccetera, sono spesso usati dai più per puro esibizionismo. Nel peggiore dei casi per mostrare al mondo il vuoto che li alimenta, oltre che per cercare la fica, e viceversa. Personalmente non uso questi mezzi se non per promuovere la mia attività musicale, e neanche tanto, ma anche su questa apparente giustificazione comincio ad avere dubbi. Perché mai dovrei promuovere qualcosa che non ha nessuna ambizione di diventare ‘popolare’... La musica che scrivo è indirizzata principalmente a me stesso, e andrebbe condivisa con chi si riconosce nello stato d’animo che descrivo attraverso questa forma d’arte. Ma la verità è che oggi a nessuno interessa il senso puro di una canzone, della poesia, del gesto artistico… così come lo si intendeva negli anni 70. Per cui mi chiedo che senso abbia questo accanimento terapeutico nei confronti di certa musica ‘indie’ alla quale non possiamo che augurare un dignitoso funerale. Abbiamo assistito a parecchie forme di salvataggio da parte della discografia: i leggendari Einstürzende Neubauten hanno chiesto ai loro fan di preordinare l’album prima di mandarlo in stampa. I Radiohead hanno chiesto un’offerta. Altri si appoggiano al sistema digitale. Altri vogliono un prepotente ritorno al vinile… ma nel frattempo la domanda di concerti underground cala vertiginosamente, e non perché manchino i luoghi dove suonare, ma semplicemente perché l’idea romantica di vedere uno show come si faceva nel passato non c’è più.
Ci sono degli show organizzati in appartamenti, ovviamente acustici, ovviamente per pochissimi partecipanti… E’ una cosa divertente, ma dove porta? Insomma, la musica cerca altre forme per rendersi tangibile, e probabilmente è giusto così, ma io non sono così disponibile ad andarci dietro per il resto della mia vita. Navigare nell’underground comincia ad avere dei costi, non solo economici, e il meglio che otteniamo è essere tutti fighi nell’affollatissima rete?

Be’, effettivamente non posso che condividere le perplessità di Agghiastru, per quanto alla fine in qualche modo bisogna farsi conoscere, e in questo la rete è un mezzo economico che da un certo punto di vista ha contribuito molto a far emergere l’underground.


max chinellato - ottobre 2009
 
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