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AGGHIASTRU show al Veleno Disco Pub Catania 17 Ottobre 2008 |
Pare quasi iniziatico il percorso a stradine fitte che imbocco per raggiungere il Veleno. L’anima misteriosa di una Catania notturna sembra il prologo perfetto allo spettacolo magico di Agghiastru. Appena arrivata avverto grande eccitazione per la serata. Il pubblico è completamente inghiottito dal buio quando il cantastorie comincia a suonare ,ma presto al finire del primo pezzo, ‘L’Incantu’ , < > una corona di luci che somigliano a stelle cadute e che adesso rimangono fisse ad illuminare gli astanti dallo sguardo attento. L’accoglienza è calorosa, del resto l’abile menestrello non è nuovo di casa. Tra ritmi tribali (Sangu) e atmosfere latine (La Stanza) , che non si sottraggono all’atavica malinconia di un mondo tutto siculo , si va ricamando una raffinatissima trama di narrazioni suggestive. Le storie che l’Oleastro racconta ci trascinano lontano e nel momento in cui la nostra mente riesce ad immaginarle , trovano lì , su quel palco le loro testimonianze più vere: tra segreti carillon d’antiquariato e mille altri strani arnesi che il trovatore si porta dietro,insieme al suo nomade teatro, capace di inscenare meraviglie. Tali prodigi vengono però sapientemente dissimulati da proverbiali ‘Memento mori ’(Vitti na Crozza)e da amare riflessioni - altrettanto sagge - sulla vicenda dell’amore (Ferru e Focu) . E’ ‘Rosa’ a rivelare il gusto acre e spinoso della passione e ‘Saru Mantici’ (pezzo tutto nuovo che farà parte di ‘Disincantu’ prossimamente in uscita) a parlarci di un sentimento dedito alle gioie della carne,ma lungi dalle verità del cuore. Le liriche si susseguono piacevolmente . Tra le new entry: ‘Tintu’ , tetra e arabescata , e ‘Vulia’ malinconica ed evocativa . ‘Curù’ si fa ammirare per il suo tormentoso crescendo che pare, appunto, riprendere un ritmo sincopato o per meglio dire, cardiaco. ‘Suli’ è un vero è proprio scrigno di geniali meditazioni; la secca aridità dell’astro che mai muore pare divenire metafora di una solitudine senza fame. Con aria mordace e tagliente Agghiastru inscena la perfetta catarsi , nutrendoci a razioni alternate, d’intenso romanticismo e cruda realtà . E’ così che si arriva a ‘La Morti’ : la mimica facciale del folle poeta pare acquisire improvvisamente una nera maschera , come se si fosse immedesimato completamente con il personaggio che inscena . E’ proprio in questi frangenti che viene fuori il trascinante talento teatrale di questo artefice , reduce da un immenso bagaglio di esperienze artistiche. Così, rimembrando un po’ il passato attraverso pezzi oramai antologici (come ‘Addisiu’ e ‘Unia’ ), la climax dello spettacolo trova la sua linea discendente. Le stelle si spengono e noi tutti rimaniamo con aria trasognata .Ma come accade dopo il racconto di una bella fiaba ricca di immagini fantastiche, c’e’ sempre qualcos’altro da cogliere e cioè il lato aspro e reale delle cose che mascheratesi in spettri e fate vogliono rivelarci il loro volto più vero : dell’amore la crudeltà , della passione il gioco, della vita la nostalgia e delle rose le spine.
Mariachiara Armenia |
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